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-::-Quanto può essere puro un nero quadrifoglio...-::- GoThIc MeTaL -::-


La Passione per King


31 dicembre 2005

Gli occhi del Drago



Devo ammettere che per un momento ho messo da parte Mucchio d' Ossa
per dedicarmi al libro regalato da mio fratello


GLI OCCHI DEL DRAGO



Ovviamente di Stephen King...
Questa è una storia diversa
forse l' unica davvero Fantasy del Re dell' Horror

TRAMA

Nel regno di Delain, il vecchio Re Roland vive i suoi ultimi giorni con la certezza
di lasciare il trono nelle fidate mani di Peter, il figlio primogenito, bello, valoroso e leale.
Ma il malvagio Flagg, mago di corte, da secoli aspetta di prendere il potere
e, morto misteriosamente Roland, imprigiona Peter con l' orrenda accusa di
aver avvelenato il padre...

*****************************************

Commento:

Mi è piaciuto molto questo stile "diverso" che ha usato King
non mancano le parti angosciose o le scene cruente
è presente l' odio, l' azione, la paura, il coraggio, l' amore, la gelosia
tutte quelle caratteristiche che rendono vivi i personaggi di un libro di King


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25 agosto 2005

La BaMbOlA



TuTum...   TuTuM...  TuTum...

- Pressione? -

Qualcosa succedeva al corpo di Anna Toscano, e le voci erano un ammasso di striduli taglienti nella mente della giovane ragazza.

- Ottimo lavoro... ricoveratela e avvisate i parenti che è scampata per un pelo alla morte... -

Ogni cosa girava, tunnel bianchi si aprivano e chiudevano nella mente di Anna. Voci soffocate e urla strazianti di chi lotta contro il sonno eterno e alla fine si risveglia nel letto caldo di una casa di città.
Un profondo respiro, come se fosse l'ultimo, aveva riempito i polmoni, e il dolore era tagliente quando l' aria veniva buttata fuori, da quelle piccole labbra che proferivano parole ancora indefinite.

- Un ictus questa età... povera ragazza... -

La voce si poteva udire accanto al corpo, apparentemente in stato vegetale, di Anna Toscano, ragazza di 17 anni, vittima di un ictus improvviso. Erano trascorse delle settimane dal suo rientro in casa dall' ospedale e le condizioni miglioravano di giorno in giorno... sino al risveglio totale.

- Mamma... io non ricordo nulla... - pronunciava quasi con voce infantile, tenera e impaurita di un altro improvviso attacco nelle più semplici giornale. I castani occhi osservavano la figura materna in cerca di una risposta.

- Tesoro mio... se Stefano non si trovava al parco con te... tu non saresti qui, sai? - per un momento queste parole risultarono gelide all' udito di Anna, ma poi la sua mente cadde in profondi pensieri.

Un suono interruppe il silenzio. Il campanello trillava al 47 di Viale Roma. Quando la Signora Toscano aprì la porta, dinanzi a lei si presentò la figura di un bel ragazzo snello, alto e moro. Portava qualcosa tra le mani e un mazzo di margherite profumate. La signora Toscano sorrise e lo fece accomodare senza indugiare, accompagnandolo al piano superiore, verso la stanza di Anna.

- Anna, tesoro... c'è una bella visita per te! - aprendo la porta e facendo entrare il ragazzo - Guarda chi è venuto a trovarti... -

Anna alzò la testa dal libro che stava leggendo, una raccolta di poesie di Emily Dickinson, tolse gli occhiali da vista e sorrise alla vista del ragazzo che le aveva salvato la vita. Cercò di alzarsi ma il tutto fu inutile, il corpo non aveva ancora recuperato le forze necessarie.

- Hey bambina stai ferma! Sei rimasta la solita idiota di sempre... - sorridendo ironicamente e avvicinandosi con il mazzo di margherite, appoggiandolo sul comodino accanto al letto - Allora... che mi racconti cucciola? - le sue frasi apparivano alquanto ironiche, mentre la Signora Toscano si avviava in cucina per lasciare i ragazzi ai loro discorsi.

- Ma cacchio... la prima cosa che fai quando mi vedi e insultarmi? - crucciando lo sguardo verso Stefano, che d'improvviso le prese le mani, accarezzandole.

- Sono contento che le tue mani siano rimaste così fantastiche... -

Bastava una sola parola per sciogliere la rabbia di Anna nei confronti di un ragazzo che sempre la insultava, che sempre la derideva, ma che la distraeva da ogni cosa e la rendeva libera dai cattivi pensieri.
 * * *
Trascorsero 7 mesi, e Anna ormai usciva praticamente ogni giorno. Si rivedeva con i suoi amici, e rivedeva Stefano Rossi, il ragazzo da odiare e amare. Il loro era un rapporto particolare, un rapporto inimitabile, un rapporto che rendeva vive le giornate di Anna.
Un giorno entrò a far parte del gruppo una ragazza. Il suo corpo era esile, ma con la morbidezza nei punti giusti. Aveva gli occhi come il colore dello zaffiro e lunghi capelli castani, una bella ragazza insomma. Anna era felice di fare nuove amicizie ma qualcosa da quel giorno cambiò...

- Non ti piacciono i Subsonica?? Ma tu non ne capisci niente di musica! - controbbatteva Stefano con una certa ironia in direzione della nuova arrivata - Tu e l' idiozia siete della stessa specie! - e il sorriso si allargava, il suo sguardo sembrava uguale a quello donato sempre ad Anna.

- Ma che schifo di musica... tu la cultura della musica la tieni sotto il piede, ignorante! - ribatteva la nuova arrivata, Roberta Parrinello, con un certo divertimento.

Nessuno però notava come gli sguardi di Anna Toscano si erano celati, e trasformati in qualcosa di orribile, in risentimenti e profondi fastidi per quella ragazza. Il suo sguardo si incupiva sempre di più, ad ogni scambio di battute dei due, ad ogni sorriso, ad ogni occhiata e ad ogni minimo avvicinamento. Un forte senso di rabbia e rancore stavano macchiando il cuore di Anna, la sua mente era invasa da orribili pensieri di morte, da sofferenze da infliggere e da indifferenza da esporre. Gli stavano rubando qualcosa che riteneva le appartenesse...
Roberta ogni tanto notava i suoi ostili sguardi, non comprendendo il perché, cimentandosi sul fatto che i due non erano fidanzati e quindi non trovava alcun motivo per non stuzzicare Stefano. Era abbastanza tranquilla della situazione, quasi indifferente.
Un giorno in un lungo viale, dove le panchine sembravano godersi la stessa aria del luogo, successe qualcosa di umanamente incomprensibile...
Stefano e Roberta continuavano a scambiarsi battute e la rabbia di Anna ormai era al culmine. Io suo sguardo non sembrava umano, ma posseduto. I suoi occhi socchiusi e gelidi e un lieve sorriso da formare le pieghette agli angoli della bocca. I capelli ricadevano in parte sul viso, e fissava... lì fissava con rabbia. Fissava lei con tale odio incosciente, da non rendersi conto di ciò che stava accandendo. Il cuore le batteva estremamente forte, le vene sui polsi pulsavano come non mai, il respiro era quasi un ruggito dentro e la sua mente era così concentrata sulla ragazza, da non sentire l' amica accanto che la chiamava.
Bastò un sorriso di Roberta per far scoppiare Anna. Un dolore terrificante la trapassava la mente come spilli infiniti nel cervello, gli impulsi arrivavano tra i nervi in tensione, e sembravano tintinnare ad ogni passaggio, ad ogni battito...

- Non dare quello sguardo... - sussurrava piano, con voce stridula... e l' amica accanto si chiedeva cosa stesse facendo - Non dare quello sguardo... - il tono sembrava lievemente più alto - Non quello sguardo ad un' altra se non me! -

Un soffio di vento spazzò via parecchie foglie secche che si erano posate sul viale. Gli occhi di Anna sembravano intravedere una scia bianca in direzione di Roberta, come se tutto si stesse svolgendo a rallentatore.
Il corpo di Roberta Parrinello sembrava tremare d' improvviso, i verdi occhi si sbarrarono al cielo e le mani sembravano così intorpidite da lasciare intravedere il bianco osseo delle nocche. Tutto il suo corpo tremava violentemente, come in preda ad una crisi epilettica. Tutti si alzarono per andare a soccorrerla e Anna rimase sola a fissare quel corpo tremante, con una certa goduria, e la sua mente ancora gettava impulsi elettrici incrementati da rabbia e possessione...

- Mi appartiene... non è tuo quello sguardo... non è TUO! - urlò ma nessuno se ne rese conto, dato lo spavento di ciò che stava accadendo al corpo di Roberta, che ora sembrava scricchiolare... come se qualcuno le stava spezzando le ossa una ad una, in inifiniti momenti di atroci dolori.
La vita di Anna Toscano era cambiata dopo il suo ictus, non sapeva cosa fosse, non sapeva come... ma adesso la sua mente era troppo offuscata dall' oscurità per poter rendersi conto di ciò che accadeva.
Poi si senti un botto... un botto orribile, disgustoso, come se qualcuno avesse strappato a brandelle pezzi di carne con estrema violenza e velocità. Il corpo di Roberta Parrinello era esploso in piccole carcasse di sangue, organi, carne e liquidi. Tutti quelli vicini a lei furono macchiati, e le urla iniziavano ad echeggiare nel lungo viale, ed una ragazza dai scuri capelli continuava a fissare dalla sua panchina, seduta e con uno sguardo maledettamente divertito.

- Non toccare la mia bambola... puttana... - e poi il buio.

Dopo cinque minuti Anna riaprì gli occhi, sentiva urla, sentiva pianti e cercò di destarsi dall' improvviso malore. Era caduta per terra. Cercò di rialzarsi e mettere a fuoco ogni piccola immagine che si mostrava ai suoi occhi. Lo sguardo seguì la direzione delle urla e notò un gruppo di figure tutte rosse e sfocate... poi l' immagine divenne ben chiara. Erano i suoi amici ricoperti di sangue e in preda alla disperazione. Brandelli di carne erano stagliati su vari punti di un largo diametro, e il sangue era scivolato sino a sotto i suoi piedi. Un senso di terrore la invase, non ricordava, non sapeva cosa fosse accaduto, ma di una cosa era ben certa... Era stata lei...

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29 giugno 2005

Clover e la casa del mistero : IV PARTE



Eh siamo arrivati al 4° capitolo. Ma sarà nel 5° che le cose inizieranno a mostrarsi davvero e "oscuramente" interessanti. Godetevi questa anteprima rileggendovi i precedenti capitoli che troverete ai seguenti link:

Clover e la casa del mistero : Prima Parte - Seconda Parte - Terza Parte

*_*_*_*_*_*_*_*_*_* QUARTA PARTE *_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*


THE CALL


   Stava correndo nel lungo sogno. La sua corsa inarrestabile e affannata faceva da sottofondo ad un ambiente meraviglioso, ad un paesaggio naturalistico come quelli nei documentari, che pochi provilegiati hanno il potere di starci e coglierne le piccolezze. Ma Lela continuava a correre. Non si fermava, come i lembi del lungo e verde vestito, che accompagnava l' affannoso respiro in trepidanti scatti del diaframma. Avrebbe voluto chiedersi di chi era quel vestito, avrebbe voluto sapere perché i nudi piedi continuavano la loro marcia fra l' erba che, stranamente tagliente, riduceva i palmi dei suoi piedi in carne da macello. Ma continuava a correre, e dietro di lei rimaneva la scia rossa delle sue membra che contrastavano il puro verde della natura, in giochi di colori dettati dal vento che ne accarezzava le appuntite teste d' erba.
   Dove vai...?
   Questa domanda le era familiare e rimbombava ogni volta che il tallone tastava l' umida erba nella folle corsa senza meta. Dove non sapeva, né come e né perché. Andava avanti nella forsennata ricerca di qualcosa, e le lacrime si raccoglievano nei verdi occhi lucidi e seri come rugiada che scivola nelle foglie d' autunno e accarezzavano in giù lasciando la scia nelle morbide guance rosate. La sua mente sembrava staccata dal corpo, un corpo che avanzava involontario, contro gli ordini dei suoi orribili pensieri di terrore e laceravano la chiara pelle in vistosi tagli improvvisi, come se un essere invisibile cercasse di strapparle via la pelle per uscire da quel corpo che ormai si era ridotto ad una bambola manovrata chissà da cosa, chissà da chi. Il paesaggio cambiava e le gambe davano segno di cedimento, sormontate da tagli e lividi che salivano in venose ramificazioni lungo le gambe, succhiandone la linfa vitale, pulsando come mille cuori all' impazzata.
   Femati...
   Oh come avrebbe voluto fermarsi Lela. Avrebbe venduto l' anima pur di riprendere il comando delle sue gambe, avrebbe fatto qualsiasi cosa, ma poteva solo vedere l' orribile scena con i suoi occhi, gli occhi che rispecchiano quell' anima che era bloccata nel buio del corpo e scavava, scavava con le unghie della speranza, stringeva i sensi per farli esplodere, voleva esplodere e fottere alla grande il manovratore di bambole. Voleva tagliare i fili e strozzare qualcuno, sentire l' ultimo respiro godendone ogni gemito soffocato. Voleva uscire.
   Lo senti...?
   E cosa avrebbe dovuto sentire un' anima in pena ormai rassegnata alla morte fisica del suo corpo? Andava in degrado, si stava consumando pian piano lasciando brandelli di carne dietro di sè, spruzzando il sangue delle vene verso quel candido verde del prato infinito, raccogliendo cocci vetrati di terrore che laceravano ogni cosa. Eppure qualcosa si udiva davvero, e qualcosa c' era più in là. Qualcosa sopeso in aria che vibrava e sembrava emettere un suono distorto, uno stridolio di suoni come campanelli che tormentano l' udito e fanno scoppiare i timpani. Adesso sapeva che doveva davvero correre per quel misterioso oggetto sospeso in aria, forse sarebbe stato la sua salvezza, la sua speranza. Ma le gambe cedevano, sembrava che da un momento all' altro le ossa si potessero spezzare come rametti calpestati dalle persone, che si staccassero dai legamenti, che potessero frantumarsi in altri mille e terribili dolori che stavolta l' avrebbero fatta rimanere per semprè lì, nell' umida erba rossa di lei.
   Gli occhi fissavano in avanti e il cuore gemeva e cercava di dar ancora forza alla corsa, l' angoscia si era impossessata della sua mente, la terribile sensazione di non farcela e rimanere bloccata era ormai al culmine. Ma finalmente vide, mise a fuoco quell' oggetto, era verde di varie sfumature, era bello... ma sopratutto era un quadrifoglio sospeso in aria a qualche centimetro dal terreno e vibrava come se tremasse anch' esso di paura. I suoni erano più forti e il sangue scorgava via dalle orecchie in grandi rivoletti rossi, giù per il lobo e ancora giù per il collo, mischiandosi al sudore del corpo e annacquandosi in uno strano colore più chiaro. Era ormai vicina al quadrifoglio e ora lo sentiva trillare, come un telefono... lo sentiva trillare più forte e lo vedeva muoversi a scatti come se qualcuno lo stesse scuotendo così forte che si sarebbe spaccato in due, si sarebbe rotto. La folle corsa rallentò e a Lela sembrava di impazzire, doveva raggiungerlo e invece il corpo sembrava non dare più segno di resistenza, eppure era così vicina alla fine. Chiuse gli occhi gemendo nella totale sofferenza e vide attraverso il nulla, vedeva tutto anche ad occhi chiusi, sembrava non esserci scampo a quell' incubo. Ma qualcosa cambiò, i muscoli delle braccia si tesero e la mano si alzò a scatti in avanti, le dita era protese verso quel quadrifoglio tanto vicino quanto insopportabile nel suo trillare. Le unghie delle dita erano appese tramite piccoli filamenti di carne e adesso stavano per sfiorare una di quelle quattro foglie e poi uno scoppio improvviso.

Clover

   DRIIIIIN.... DRIIIIIIN..... DRIIIIIN...
   Gli occhi di Lela si aprirono lentamente, ma il respiro era tremendamente pesante e affannoso, come se qualcosa le bloccava le vie respiratorie. Il corpo era tutto un ammasso di sudore e i vestiti sembravano appiccicati a questo.
  
DRIIIIIN.... DRIIIIIN.... DRIIIIIN....
   Era tornata alla realtà, stava prendendo coscienza che si era trattato solo di un incubo, un terribile incubo in cui ha rischiato di rimanerci secca sul serio. Fece un sospiro stringendo gli occhi e cercando ancora di destarsi da quelle terribili immagini delle unghia staccate, dei muscoli che cedevano e del sangue sul suo corpo.
   DRIIIIIN.... DRIIIIIN..... DRIIIIIN...
   Un lieve mormorio prima di rendersi conto che il telefono stava squillando, che fosse stato quello la sua salvezza? Ma inarcò le sopracciglia mentre tornava alla realtà, perché non ricordava di aver lasciato il suo numero a qualcuno, se non alla signora delle pulizie, ma data la luce che veniva fuori dalla finestra era ancora troppo presto. Allungò la mano destra verso la cornetta e la tirò su, ricordandosi solo adesso che poteva esserci una persona con il suo numero. Chiuse gli occhi e appoggiò la cornetta alla guancia, benedendo nella sua testa il mittente che l' ha fatta uscire da quella sofferenza.
   <<Pronto...>> la voce uscì quasi tremolante ma di tono basso.
   <<Lela?? Sei tu Lela? Sono Alexis!>> la voce squillante fece venire l' emicrania a Lela, in un solo istante e dovette allontanare la cornetta dall' orecchio per qualche attimo, ma questo le lasciò sfuggire un sorriso perché quella voce era stata la sua salvezza, e poco se l' aspettava. Riavvicinò il telefono alla bocca e sussurrò poche parole, annuendo alla ragazza e iniziando a parlare con lei comodamente sdraiata su quel letto però ancora umido del suo stravolgimento. Alexis parlava molto, ha sempre parlato tanto, ma qualcosa la colpì in particolare.
   <<Io e Ofyp abbiamo trovato un chitarrista... troppo fantastico!!!>> e la sentiva ridere, aveva capito che Ofyp era quel ragazzo che le era di compagnia al negozio, l' osservatore misterioso che adesso aveva un nome, e che strano nome. Eppure si chiedeva perché Alexis le aveva chiamato per dirle questo, sapeva che lei aveva una predisposizione nel canto ma continuava a non capire, forse perché ancora in dormiveglia.
   <<Ti andrebbe di venire a sentirci suonare?? Dai dai Lela, è troppo tempo che non ci si vede, questa è l' occasione giusta! Tanto lo so che ti piace la musica, e credimi... quella che facciamo noi ti piacerà di certo!>>.
   E come lo sapeva? Nemmeno da piccole avevano mai parlato di musica, erano trascorsi sette anni e i gusti cambiano, le persone, la moda, lo stile. Ma questa non era una valida motivazione per rifiutare, di certo l' incubo le avrebbe rovinato la giornata ma uscire non le avrebbe fatto di certo male. Chiese ad Alexis dove si sarebbero svolte le prove del suo gruppo, e ricevette una risposta che la lasciò parecchio stupita, e forse l' aveva anche colta un pò alla sprovvista.
   <<Si chiama "Villa Clover"! L' ha trovato Ofyp questo posto. E alla settima traversa di via Giuffrida, se segui il viattolo arrivi ad un cancello tutto bianco. Lo troverai aperto! Ma non entrare in casa, non ci sarà nessuno. Devi andare a sinistra e troverai un giardino. Poi ti aspettiamo noi lì. Mi raccomando!! Per le 17.30, non ritardare, altrimenti niente birra offerta dal nostro mitico chitarrista!>>. Alexis sembrava davvero felice di darmi questa notizia, di invitarmi a sentirla cantare... chissà magari ci era riuscita davvero a crearsi un gruppo e cantare (come diceva sempre da bambina), magari era anche famosa da quelle parti. Lela non poté far altro che accettare e riattaccò la cornetta portandosi una mano sulla fronte e chiedendosi perché era tornata in questa cittadina dai suoi genitori... poteva starsene beatamente con la nonna al nord.
   Clover... che bel posto sarà...
   Ed una brutta sensazione la colpì nel sentire quella stridula vocina nella testa... serrò i denti in un' espressione quasi arrabbiata. Qualcosa stava andando storto, o lo sarebbe andato sicuramente con il tempo che sarebbe passato.
   Si mise seduta sul letto e ciò che vide la sconvolse e fu ciò che le lasciò il segno per sempre, il ricordo più martellante che sarebbe rimasto nei ricordi per il resto della sua vita: i piedi erano un ammasso di sangue, graffiati a sangue, e il colore si mischiava a quello violaceeo dei lividi. Ma non finiva lì. I lividi salivano su fino alle gambe, poco più sotto dei corti pantaloncini. C' erano infiniti graffi e lividi, una scena raccapricciante delle sue gambe rovinate. Le mani, aggrappate alle coperte del letto, tremavano irrefrenabili al terrore che mangiava gli interni di Lela. Il respiro era mozzato e il pianto fece irruzione al volto di lei che, chiudendo gli occhi, sperava fosse solo un' illusione, una suggestione... e invece erano sempre lì. Solo dopo una lunga doccia si sarebbe semtita meglio, scrollando via il sangue che si era già increspato sulla pelle, ma i segni erano rimasti.
   Lela non avrebbe mai saputo che anche Ofyp, Luc e Alexis avevano fatto lo stesso incubo, ma nessuno di loro avrebbe portato segni così evidenti.


To Be Continued

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26 giugno 2005

Clover e la casa del mistero : III Parte




Ed eccoci qui alla terza parte di questo racconto... e ancorà durerà. Consiglio di leggere i capitoli precedenti, altrimenti non capirete nulla!!

Clover e la casa del mistero : Prima Parte  -  Seconda Parte



*_*_*_*_*_*_*_*_*_* TERZA PARTE *_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*

 

TRE PETALI


    "Quando siamo piccoli, il tempo passa sempre veloce nel divertimento, i bambini perdono la cognezione di questo e continuano a giocare all' infinito se solo potessero. Io mi ricordo quando, con Alexis, giocavo a guardia e ladri, oppure a rincorrerci, o alla mora cinese. A quei tempi eravamo davvero spensierati, non si badava a filosofici pensieri o alle paure che ci aspettavano intorno ai 18 anni di vita. Chi lo avrebbe mai potuto sapere?"

* * * * * *

    Vederla è stato alquanto strano per Lela, la stupì. Era diversa, la ricordava come una semplice bambina che giocava alle barbie, come gran parte delle bambine. Ricordava che amava l' azzurro, e ricordava che portava sempre quelle gonnelline che i genitori amano tanto vedere sulle loro figlie. Ricordava che a volte litiga- vamo per gli astucci, per i quaderni e per le piccole cose che adesso un pò le mancano... come mancano a tutti quelli che, diventando grandi, hanno poche possibilità di rivivere certi momenti, che ti lasciano comprendere la semplicità dell' infante.
   
E la guardava, forse incredula, e a mostrarlo erano le labbra appena schiuse nella convinzione di aver sussurrato parole che in realtà i muri di quel negozio non udiranno mai, eppure anche loro la osserva-vano, come gli occhi di Ofyp ancora insistenti, tenaci, studiosi.
   
<<Alexis?>> alla fine riuscì a sibiliare, assumendo quasi un tono comicamente drammatico.
   
<<Lela! Cavolo davvero da quanto tempo! Ma che fine avevi fatto??>> l' esuberanza di Alexis iniziava a far tentennare la concentrazione di Ofyp, era il caso di fidarsi?
   
<<Diciamo che... ho avuto da fare.>> smorzando un sorriso leggero, osservando la ragazza.
   
Lela poteva notare che era davvero cresciuta, che aveva anche cambiato stile di vita. Il Metal era diventato la “filosofia” di Alexis, lo mostrava fuori, e chissà se lo mostrava anche dentro. Mille domande trafiggevano la mente di Lela, sovrastando ormai i problemi in casa, gli amici, il dolore al piede (causato da una scivolata nel corridoio di casa).
   
<<E quando mai... ma hai i capelli lunghissimi Lela!>> continuava ad esclamare con la sua voce squillante, mentre Lela solo adesso si rendeva conto di quanto fosse vera quell' affermazione, i capelli ormai le crescevano senza sosta da cinque anni.
   
Mentre Alexis raccontava brevemente i sette anni trascorsi, Ofyp si destò ad osservare ancora gli oggetti, e Lela notò una strana macchia sull' avambraccio di lui, da lontano si penserebbe solo che fosse uno strano neo, o una voglia particolare, o chissà una macchia della pelle. Eppure aveva una strana forma, quasi di una foglia, ma di questo non era ben sicura, non poteva star a fissare il ragazzo “strano” mentre Alexis raccontava di sé.
   
La chiaccherata fu lunga, e Lela non parlò molto, non aveva voglia di ricordare vecchi attriti che sono rimpasti impigliati dietro di lei, non voleva narrare degli incubi e dei strani fenomeni che da qualche anno invadevano la sua vita. Non voleva ricordare. Ma sopratutto non voleva credere di avere nel proprio corpo (sul basso ventre) una macchia simile a quella di Ofyp, troppo simile tanto da farle pensare che fosse una incredibile coincidenza, non poteva assolutamente essere fattibile. Alexis continuava a parlare, ma ormai Lela era sprofondata in quei pensieri, in quei incubi, in quelle orribili sensazioni che le cose potessero ricominciare da capo, che le altre persone possano aver provato qualcosa di simile alla sua storia, che qualcuno fosse legato alle strane apparizioni, alle invisibili mani morte e strappate dai polsi che si appoggiavano sulla spalla, e stringevano in una morsa paralizzante. Per un momento sentì quella mano e il fiato le si mozzò, vedere Ofyp le scatenava qualcosa di indescrivibile.
   
<<Hey mi stai ascoltando?>> la voce di Alexis ruppe i contatti con i macabri ricordi, sorrise senza dir nulla e di quella giornata le rimase l' incontro inaspettato di Alexis e di quel ragazzo che ha preferito non presentarsi, ma le rimase anche un numero di cellulare che per lungo tempo osservò distesa sul letto, sapendo che erano mesi che non riceveva telefonate, mesi che non chiamava e mesi che non parlava davvero con qualcuno. L' avrebbe chiamata? Non sapeva dare risposta, avrebbe voluto ma non avrebbe mai pensato che dopo quella telefonata sarebbero cambiate così tante cose. Alzo di qualche centimetro la maglietta, osservano quella macchia sulla pelle, come quella di Ofyp e la studiò con attenzione... era diversa rispetto a quando era più piccola, ora aveva la forma di una foglia, poco più piccola di un pollice.
    Decise di non pensarci, abbassò la maglietta e chiuse gli occhi lanciandosi nel sonno profondo, come non le succedeva da tempo.


La quarta foglia

    Mentre Lela faceva uno strano sogno su un campo di quadrifogli, Ofyp guardava con distratto interesse la televisione, girava tra quei canali che mandano in onda solo documentari sulla natura o sui piatti tipici nel mondo... a volte lo affascinavano molto, altre volte lo annoiavano da morire. Mentre faceva zapping ripensava alla settimana prima, e all' incontro con Lela, e si chiedeva che tipo di legame vi fosse con la piccola Alexis, si chiedeva perché Alexis con tanto entusiasmo le aveva chiesto il numero e le diede il suo, nonché l' indirizzo di casa, quando non era mai capitato con nessun' altro, nemmeno con altri amici che non vedeva da tempo. Una strana sensazione lo colpì e, senza rendersene conto, le dita stavano grattando sull' avambraccio, proprio su quella “macchia” della pelle, quella foglia che ormai era abbastanza vistosa, almeno grande quanto una moneta da due euro.
   
Nel frattempo Alexis era nell' altra stanza e ascoltava musica con lo stereo, i suoi amati Metallica, che le lasciavano riaffiorare l' immagine di Lars come non mai, scatenato nella sua batteria come se avesse raggiunto il più potente degli orgasmi. Alexis muoveva le mani come se avesse delle bacchette e teneva gli occhi chiusi totalmente presa dalla canzone “Enter Sandman”.
   
La tranquillità di Ofyp fu rotta da un suono molto forte, che trapassa nel cervello come un fulmine a ciel sereno. Era il suono di una chitarra elettrica, un assolo in distorsione con eccessivo volume, tanto da portare lieve fastidio alle orecchie di Ofyp, che ha sempre apprezzato quel tipo di suono, ma stavolta andava ben oltre il normale. Il vicino iniziava a dar fastidio. Rimase ancora qualche istante seduto sul divano, pensando che il caro “vicino” si sarebbe prima o poi reso conto che l' ora era abbastanza tarda per suonare in quel modo... ma furono solo infondate supposizioni e decise di alzarsi.
   
Ogni sabato il “vicino” tornava da chissà dove e attaccava la sua chitarra senza smettere un attimo fino a notte fonda, ed Ofyp non tollerava molto questa cosa. Attraversò il corridoio ma si fermò prima davanti la porta della stanza di Alexis, la aprì e la osservò qualche istante dimenarsi nella musica, con gli occhi chiusi. Sorrise e richiuse la porta, mentre lo sguardo era cambiato ancora una volta, faceva quasi paura perché stavolta il “vicino” doveva capire che non aveva uno qualcunque davanti, doveva sottostare alle giuste regole, altrimenti... nemmeno Ofyp lo sapeva. Aprì la porta che affacciava al corridoio del condominio e guardò la porta del “vicino” con sguardo tagliente e si avvcinò senza esitare un attimo, poco gli importava del resto e non si rese conto che già batteva il pugno su quella fragile porta di legno, doveva farsi sentire più dell' amplificatore. Bussò così forte da lasciare il segno vicino alla maniglia, poi il silenzio.
   
Si udirono dei veloci passi all' interno di quell' appartamento sino a cessare dietro la porta.
   
<<Hey tu, apri questa porta, ho da parlarti.>> la voce di Ofyp risuonava più calma del solito.
   
Sì sentì uno scatto e la porta si aprì lentamente mostrando metà viso del “vicino”, il suo occhio verde fu la prima cosa che vide Ofyp, ma era troppo preso da vari fastidi per capire che era identico a quello della ragazza al negozio. Lo squadrò, notando che portava dei jeans stretti, una maglietta nera smanicata dove contrastava una collanina dorata, forse qualcosa di simbolico. Poi tornò al suo viso con una certa diffidenza.
   
<<Ma lo sai che ore sono? Non credi che la gente dorme, ragazzino?>>
   
Il “vicino” lo guardò un pò stupito, forse perché nessuno gli aveva mai detto cosa fare, nessuno gli aveva mai dettato delle regole mentre suonava il suo strumento. Lo osservò a lungo.
   
<<Hey amico, non darmi del ragazzino... in ogni caso non ci trovo nulla di male, forse il volume era un pò alto...>> cercò di sviare nel discorso, assoggettando la prima scusa passata per la testa.
   
<<Fosse solo il volume... potresti fare anche qualcosa di meno rumoroso.>> ma sapeva di mentire, perché il ragazzo aveva fatto un assolo davvero unico, ma per Ofyp non era serata di complimenti e lo sguardo rimaneva vagamente freddo mentre il ragazzo apriva di più la porta alla ricerca di altre scuse, ma era davvero il caso di reagire così? Alla fine era solo un ragazzo che amava la sua musica, la sua chitarra. Così allargò un breve sorriso e allungò una mano verso la spalla del vicino.
   
<<Metti solo un pò più basso...>> ma alla fine della parola e al tocco della spalla del “vicino” fu colto da un orribile sussulto, come se fosse entrato in apnea e vide qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere in tutta la sua vita, non poteva nemmeno credere che potesse esistere una sensazione del genere. Vedeva scene diverse, cambiavano ogni attimo, un bianco e nero di foto strappate, e macchie di rosso a contrastarne l' opacità. Vedeva mani, sentiva un urlo di donna, e ancora muri graffiati con forza, quel tipo di forza che strappa le unghia dalla carne, sentiva graffiare la sua schiena e le gambe tremare come se una strana forza ne risucchiasse tutta la potenza. Poi si riprese inspirando con la bocca come se fosse uscito dall' acqua dopo inifiniti attimi, e guardò il “vicino” con occhi spalancati, quasi terrorizzati.
   
Il “vicino” rimase a dir poco sconvolto da quello sguardo mutato in pochi attimi e gli tolse la mano dalla spalla, indietreggiando di qualche passo.
   
<<Hey, ma che cazzo ti prende amico!>> le sopracciglie si inarcarono in un' espressione stupita, quanto impaurita che potesse essere un pazzo omicida. Lo fissò a lungo, pronto a sbattergli la porta in faccia.
   
Ofyp portò la mano alla fronte e potè sentire quanto fosse umida, troppe emozioni lo avevano colto. Cercò di riprendersi e pian piano ci riuscì alzando lo sguardo nuovamente sul ragazzo e notò qualcosa sulla parte sinistra del suo collo. Una “macchia” simile alla sua, ma molto più piccola... crucciò lo sguardo e continuò a fissarla.
   
<<Scusami ragazzino... come ti chiami?>> il tono era diventato un mormorio soffocato, la situazione non era granché ed Ofyp non si sentiva affatto bene, gli pulsavano le mani, la faccia, le gambe e la “macchia”. Non voleva pensare, non voleva capire adesso, aveva solo bisogno di sdraiarsi. Luc lo osservò chiedendosi se era il caso di dire il suo nome, e se non lo avesse fatto? Lo avrebbe ucciso?
   
<<Luc... chiamami Luc amico.>> tenendo tesa ma ben salda la mano sulla porta, pronto a lasciare il segno sulla faccia di Ofyp se fosse stato necessario.
   
<<Bene Luc... scusami, non sto bene, abbassa solo un pò il volume.>> e detto questo si allontanò da quell' appartamento, avviandosi con passo cadenzato verso la sua porta. La chiuse piano, lasciando Luc fuori ad osservarlo fino all' ultimo istante con stupore.

TO BE CONTINUED...

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24 giugno 2005

Clover e la casa del mistero - Parte II



Ed ecco il continuo della nostra storia... Luc, Alexis, Lela e Ofyp fanno parte di questa macabra storia che sto per raccontarvi... Troverete la prima parte nel link sottostante

Clover e la casa del mistero - Parte I

* * * * * * * * * * * *  SECONDA PARTE * * * * * * * * * * * *

    Ho comprato una tela. Una sottomarca della Papermaker, bianca, estremamente ruvida in 50 centimetri per 70. Il negoziante ha cercato di fregarmi più volte sul prezzo, ma ringrazio mia madre di avermi fatta crescere con un ottima qualità: trattare.
    Mi divertiva osservare le sue espressioni stupite, di quelle espressioni che ti annunciano <<Merda... mi ha fottuto>> e così è stato! Ho fottuto alla grande il vecchio Piero. La sua grande insegna non eguaglia la sua intelligenza, e solo qui ti rendi conto che non tutti gli anziano sono uguali. La dolce nonna Tina, ad esempio, ha la bellezza di ottantasei anni e ancora ragiona come una donna di trenta, abbastanza giovanile, nonché comica nei suoi megalomani racconti sul marito caduto in guerra, come se fosse stato il vincitore di ogni battaglia. Resterei ad ascoltarla ore ed ore se non mi prendessero poi le crisi di panico, date dal ricordo di avvenimenti nostri.
    Ma tornando ai fatti di adesso, volgo lo sguardo a quella tela posta su di un cavalletto alto, e mi fissa e fissa anche la finestra che prima osservavo con intensità... fissa il quadrifoglio che desidero riportare ad olio sulla tela. Non sò perché vorrei farlo, è un istinto irrefrenabile, devo rivedere quel verde più che mai, quel verde che non morirà distrutto da questo mondo, mangiato dagli insetti, appassito come le nostre vite da quattro anni a questa parte. Mi ricorda quando, da bambina, ebbi l' irrefrenabile istinto di andare in bicicletta e imparare, dovevo imparare per forza e come tutti sono caduta alla prima corsa. Io non voglio cadere in questa, voglio dipingere senza problemi, ma so che quella maledetta pianta me lo impedirà in tutti i modi, sono sicura che guiderà le mie mani in pennellate sbagliate.
    Lo sa... lei lo sa
    Sa di noi, che mantieniamo un marchio stampato sulla spalla, sulla testa, nel cuore.

INCONTRI - Le quattro foglie

    Lela lanciò quello schifoso portacenere sul muro, lo scaraventò con così tanta foga da disintegrarlo per tutta la camera e i pezzi di vetro volarono come schizzi d'argento ai suoi piedi e lasciarono il segno. In quella stessa stanza, dopo più di quattro anni, si troverà a parlare con la signorina Verdi, e ascolterà la sua "favola da guerra". Non negava di essere soddisfatta, con quel portacenere si era disintegrata parte della sua rabbia. Ha sempre odiato fare parte di stupidi discussioni familiari, forse perché piccola o forse perché semplicemente non le andava. Rimase ferma nella stanza, ad osservare la sua mano destra... pulsava come se il cuore le si trovasse sul palmo, e il rossore dava l' impressione di aver stampato uno schiaffo al fidanzato che ha guardato il culo di una bella ragazza, lanciando anche un commento.
    Prese le chiavi.
   
Dove vai...?
    <<Vado a quel paese, vado al solito posto fottuto pensiero. Mollami e pensa a fare la parte razionale della mia esistenza.>>
    Guardava le chiavi, quelle chiavi piene di ricordi, oggettini e il pupazzo della Mukka che ciondolava e fissava ogni cosa, sporco più che mai. Si era sempre promessa di lavarlo, ma la sua incoerenza non l' ha mai permesso! Uscì lasciandosi dietro urla di rabbia della famiglia e rideva, rideva della stupidità di certa gente, rideva nel sentirsi estraniata da loro. Camminò lungo il Viale Mario Rapisardi, e scendeva per Via Garofani e ancora dopo. Passò per il negozio dei "vecchi", uno di quei vecchi negozi pieni di oggettini strani, dove vendono anche magliette metal, poster e cose che verrebbero definite "da comunisti". Si fermò davanti all' entrata 
    Vide qualcosa che la colpì particolarmente.
    Era un ragazzo, sui venticinque anni ad occhio. Indossava una nera maglietta a mezza manica con su stampato "Motley Crue" in bianco, e sotto teneva dei calzoni di jeans neri... erano belli. Aveva le braccia incrociate e stava all' angolo del negozio dei "vecchi" e fissava qualcuno. Non fissava. Osservava e studiava. Lasciò scivolare lo sguardo lungo la traiettoia dei suoi occhi e vide una ragazza chinata sul banco di vendita ad osservare cinture borchiate, ma non la riconobbe ancora. Anche lei indossava una maglietta metal, e se non avesse pensato di avere problemi di vista, si trattava di quella dei "Children of Bodom" o roba simile che non ha mai ascoltato inizialmente. Ma tornando all' "osservatore", vide qualcosa di sensazionale in quei occhi. Non era il classico ragazzo che guarda per curiosità, ma piuttosto colui che osserva perché "gli piace osservare" e sorrideva di tanto in tanto, ogni qual volta che quella ragazza dai capelli scuri alzava lo sguardo, forse cercava conferma della bellezza degli oggetti in vetrina. Poi lui la vide, vide che lo fissava...

"La voce nella mente dell' osservatore"

    Mentre Lela si avvicinava al negozio dei Vecchi. Ofyp si
guardava attorno come se conoscesse il negozio più di chiunque altro, come le sue tasche e la cosa lo divertiva. Sentiva la voce di Alexis che rimbombava nelle sue orecchie come un fulmine a ciel sereno.
    <<Yeeaaahhh! Ciauuuu, che bello!!! Guarda Ofyp, come sono belli, li voglio tutti!>>
    Si girò verso di lei, alludendo ad uno sguardo stupito, destandosi dalla serietà che aveva acquisito per studiare il negozio. La osservava nel suo essere così estroversa ed espansiva nelle emozioni. Sorrideva e si compiaceva. Vedeva Alexis come la piccola sorellina a cui badare con affetto, in lei c' era la piccola creatura da proteggere da tutto il male del mondo, da guardare, vegliare e starle accanto come un padre forse... Si divertiva ad osservarla nella sua semplicità e complessità, nei suoi sguardi infantili nel vedere oggetti "belli".
    <<Se vuoi te ne compro uno... nini metal.>> le propose mentre il suo sguardo cambiava ancora in un' altra espressione, ora più divertita.
    <<Ma perché mi chiami così, Ofyp!>> scoppiando in una delle sue fragorose risate. <<Comunque... non c'è il bisogno, ho qualcosa da spendere. Vediamo...>> ritornando ad osservare la vetrina con curiosità.
    Non potè far altro, Ofyp l' osservatore, che trattenere una risata e rimanere con il sorriso ironico stampato sulle labbra. Rimase a guardarla ancora un pò, distogliendo ogni tanto lo sguardo sugli oggettini, notando qualche interessante polsiera di pelle e ritornando poi a studiare i movimenti di Alexis. Ma una strana sensazione lo investì come il soffio di vento in una giornata estremamente calma. Si sentiva osservato e la cosa non gli diede particolarmente fastidio, ma alzò comunque la testa a cercare il "predatore di sguardi" e così vide Lela: bionda e occhi verdi, la prima cosa che notò di lei. Prima di assumere una vaga espressione che potesse dare un disegno a ciò che provava, rimase a guardare, quasi interdetto, quell' insistente sguardo interessato. Non "interessato" di certo per il fisico, ne era sicuro pur essendo un ragazzo normale, senza alcun problema particolare o senza qualcosa nel fisico che potesse attirare uno sguardo estremamente interessato. Però i verdi occhi di quella ragazza, fermatasi dinanzi l' entrata del negozio, lo incuriosirono e iniziò a reggere il suo sguardo, a studiarla.
    Alexis notò la sua espressione strana e, con le labbra lievemente schiuse per stupore, guardò nella stessa direzione di Ofyp. <<Ma che guardi...?>> poi notò la ragazza dai lunghissimi capelli biondi ed ondulati, mentre il sorriso affiorava dalle piccole labbra della "nini metal".
   <<Lela!!!>> quasi gridò, rendendosi conto che ella non l' aveva riconosciuta dopo ben sette anni.

To be Continued...




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22 giugno 2005

Clover e la casa del mistero - Parte I



"Ho deciso di iniziare a scrivere questo racconto... lo dedico a Luc e Alexis, e inserirò il personaggio di Ofyp in suo onore, che è una persona davvero simpatica ^_^ Buona lettura..."

* * * * * * * * * * * *

    Non pensavo di poter arrivare a scrivere adesso, quella parte della mia vita. Guardo ogni tanto il vecchio orologio a pendolo, che scandisce il tempo in un ritmo atono e monotono, come il mio cuore che sembra non voler accelerare in nuove e stravaganti emozioni dopo la vicenda al quartiere popolare della mia città natia. Posso spostare distrattamente lo sguardo sui vecchi oggetti che raccolgono polvere sopra le mensole, sembrano fissarmi quelle piccole miniature elfiche, e sembrano ridere di me che ancora scrivo... scrivo di quel terribile incubo che segnò la mia vita... e quella di loro tre...
    Saranno passati quattro anni da quella storia, e da quei quattro anni che mi sento una donna diversa, fin troppo e mi rendo conto di aver perso troppo tempo prima di tutto ciò. Quattro anni, quattro amici e quattro foglie... quella nitida immagine di un quadrifoglio sopra un letto di foglie ingiallite. Mi si accapona ancora la pelle, come se un vento glaciale mi avesse accarezzato in un soggiorno in Africa.
    Quattro anni.
    E' vero, e ancora non riesco a dimenticare, il tempo passa così in fretta... Vogliamo ricordare da vecchie foto, recarci con la fantasia in luoghi che forse non vedremo mai più, eppure quando ci torni davvero, ti ci perdi nell' immensità in cui regnava dentro te. La signorina Verdi mi raccontava delle sue avventure adolescenziali, e mi narrava quando incontrava amici che credeva di non rivedere mai più... i suoi occhi sbiadivano, dal loro colore, in una strana malinconia. Che abbia perso il resto dei suoi anni? O forse aspetta solo che loro ritornano, come io aspetto i miei di amici, quelli trasgressivi, quelli cool, quelli che si distinguevano dalle mode del tempo, che non avevano età e vivevano di propria filosofia. Quelli che c' erano e restavano nei momenti giusti e sbagliati, quelli che ti penetravano nella mente come martellanti ricordi incancellabili, che se tu lo vuoi o no ci stanno dentro fino al collo nella tua vita. E quando Caterina (la signorina Verdi, "signorina" poiché è sempre rimasta celibe) continuava a raccontare la sua favola, io sorridevo perché pensavo a loro, ma allo stesso tempo provavo uno strano terrore interno, una lacerazione orribile, come se coltelli da cucina cercassero di staccare continuamente i tendini dal tuo corpo... un tira e molla terrificante...
    La cantilena della signorina Verdi continua, mentre io guardo oltre il vetro sporco della finestra, contemplando quella piantina di quadrifoglio che ciondola accarezzata dal vento, che lascia scivolare la brina sulle foglie come la seta sulla pelle liscia di una donna, nulla la ferma... continua a scivolare in affascinanti movenze irresistibili e rimani lì a guardare come un fesso, vorresti cogliere quella goccia, ma sai che rovineresti tutto. E forse così io mi ricordo di Luc, Alexis e Ofyp, uno peggio dell' altro, uno meglio dell' altro, mai e sempre...
    In ogni foglia ci siamo noi, c'è la nostra storia e la nostra morte... noi siamo morti quatro anni fa, in quell' occasione, e adesso facciamo solo finta di vivere una vita che non ci appartiene più, un' anima venduta per qualcosa di più grande per noi quattro. Ma il quadrifoglio è stata sempre la nostra fortuna, la nostra maledetta fortuna e sventura ad ugual modo... è ciò che forse ci tiene ancora legati a questa vita, attraverso un filo sottile che taglia le teste di chiunque provi ad intralciarci.
    E' il nostro potere...
    Vorrei sorvolare su questo, vorrei non farvi entrare nella mente di noi, di farvi viaggiare attraverso la mia memoria, i miei occhi così grandi e chiari che nascondono un oscuro inferno... ma se volete davvero scoprire il segreto di noi "quadrifoglio" allora è tempo che vi racconti la storia di quattro ragazzi...


To Be Continued

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17 giugno 2005

Finalmente felice come non mai...



Solo nei piccoli gesti qualcuno si accorge quanto sia felice di essere voluto bene
di non essere stato dimenticato, ma sempre pensato...
E così che ho riallacciato i rapporti con Little Ale... con Alexis
una delle poche che mi conosce forse sul serio
una serie di incomprensioni ora risolte... ora tagliate dalla nostra piccola grande vita
e uno striscione per dirle quanto mi mancava...






portato sotto casa sua dopo tanto tempo che mi tiravo indietro
ora è tutto ok... è tutto stupendamente ok
gemellandoci con un oscuro banner




Ti voglio bene

* * * * * *

E non potevo mica abbandonare King... e leggere il suo libro preferito

MUCCHIO D' OSSA



"Mike Noona, prolifico autore di best-seller, non si è mai ripreso dalla morte improvvisa della
moglie avvenuta quattro anni prima e dal allore anche lo scrivere gli riesce impossibile.
Nella speranza di dare una svolta alla sua esistenza si reca nella casa di vacanze
sul lago dov' era solito andare con la moglie. Nel frattempo la ridente cittadina si è però
trasformata in un' inquietante località dove si verificano strani fenomeni. Come se non bastasse,
c'è anche un miliardario, vecchio e paralitico, che fa del suo meglio per rendersi odioso.
L' unica nota positiva nella vita di Mike è l' incontro con Mattie e la piccola Kyra, la figlia
di tre anni. Mentre Mike si accorge con sorpresa di essere ancora capace di innamorarsi,
viene subito suo malgrado trascinato in una dimensione ultraterrena, dove in un crescendo di
orrore e violenza scopre un tremendo segreto che ha a che fare con una
sete di vendetta mai spenta."


E così inizierò a leggerlo... avevo iniziato una volta ma mi fermai... è il caso di riprendere

* * * * *

Nel frattempo diamo il benvenuto ad un nuovo membro della Lega Metallica

FAIRY GOTHMOTHER


Nome: CHIARA
Età: 21 (12 GIUGNO, RICORDARSELO PREGO)
Città: FIRENZE
Gruppi & dischi preferiti: BLIND GUARDIAN, OTEP, DORO, HAMMERFALL, RHAPSODY, ETC... MI PIACE PURE LA MUSICA FOLK IRLANDESE, CELTICA... NIENTE COMMMENTI ;O)
Dishi preferiti: BOH.. TUTTI E NESSUNO
Dischi che non ho e mi piacerebbe avere: TROPPI


*_*_*_*_*

Ho cambiato anche canzone... Ho messo "Fade to Black" dei Metallica
una canzone che letteralmente adoro...

Testo

Life, it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters, no one else

I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free

Things not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this can't be real
Cannot stand this hell I feel

Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now he's gone

No one but me can save myself, but it's too late
Now I can't think, think why I should even try

Yesterday seems as though it never existed
Death greets me warm, now I will just say goodbye

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16 giugno 2005

Commento a Rose Madder



Ho finito di leggere

Rose Madder



Commento:

Come al solito mi ha affascinata, stupita, emozionata e molto altro
King, in questo libro, si spinge più alla fantasia, al sogno
a qualcosa di di più marcato nell' "irreale"
ma questo non ha tolto minimamente punti alla sua bravura di scrittore
mi è piaciuto molto, la ripresa di Rosie Mclandon, la comparsa di Billy Stainer
e la morte che sempre veglia e coglie nel libri di King


Voto: 7

come potrei dare di meno? Consiglio ovviamente di leggerlo


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13 giugno 2005

Misery non deve morire



E così ho visto questo film



e ho notato le differenze dal libro "Misery"...

COMMENTO

Rispetto all' Acchiappasogni (film) è più vicino al libro, più simile, anche nelle frasi
e ammetto che il regista ha fatto un ottimo lavoro
e lo stesso gli attori, dove Kathy Bates (che interpreta la nostra assassina infermiera)
ha anche vinto un premio Oscar come ottima interpretazione da antagonista
inoltre il protagonista riesce a far provare ansia come nel libro
angoscia, paura, rabbia e ribellione alla pazzia di Annie...
Insomma, il film è fatto bene... ovviamente non può essere uguale al libro
ma gli do un bel 7


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10 giugno 2005

Ancora Stephen King



Non poteva mancare l' arrivo di un altro libro da leggere di Stephen King
da Misery passo a


ROSE MADDER



"In fuga da Norman, il marito che la tormenta da quattordici anni, Rose riesce a rifarsi
una vita e perfino a incontrare l' uomo giusto.
Proprio nella stessa occasione, s' imbatte anche in uno strano quadro,
un ritratto, che misteriosamente comincia a interagire con lei...
Purtroppo, il sadico Norman si è intanto messo sulle tracce della moglie,
lasciandosi dietro una scia di sangue e terrore. E quando la raggiunge,
Rose capisce che per salvarsi dovrà calarsi nel <<suo>> mito - celato
nel quadro - e trasformarsi in una dea vendicatrice..."

* * * * *

Da stasera inizio a leggerlo... sono curiosa
come di tutti i libri di King!!!

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9 giugno 2005

Fine lettura



Ho finito di leggere

MISERY



di Stephen King


* * * * *

Commento

Un libro davvero stupefacente... che metto tra i primi tre che ho letto di King

- L' Incendiaria
- Misery
- Pet Sematary

L' angoscia che prova Paul Sheldon (protagonista) nel vivere
in casa di Annie Wilkes mi ha colpita
ha angosciato anche me, mi ha affascinata
Come al solito King ha saputo stupire e colmare la mia curiosità
e anche questo libro mi ha soddisfatta
nello scoprire pian piano chi era questa infermiera massacratrice
e nei 1000 pensieri del nostro protagonista
su come sfuggire da quella terribile situazione
E ormai libero ritrova nei suoi incubi Annie Wilkes
e si domanda...
Meglio la morte o sopravvivere con quell' incubo?

* * * * *

E come mio solito guarderò anche il film
che s' intitola


MISERY NON DEVE MORIRE



Così da guardare le differenze tra il libro e il film

Prossima lettura?

- Rose Madder
- Mucchio d' ossa (dedicato alla figlia)


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24 aprile 2005

Stavolta mi rifiuto di comprendere

Altro che lavoro...
che poi alla fine mi hanno buttato in faccia solo 10 euro
e di sera ho rinunciato a qualcosa (forse)
per uscire con i miei amici
ma sicuramente con molta voglia nel farlo
Eppure qualcosa non è andato bene
Non ho voglia di raccontarlo
loro sanno cosa è successo
tu lo sai cosa
Che sia un periodo strano per te?
Non lo metto in dubbio e ti capisco
ma bisogna capire un pò anche gli altri


* * * * *


Ieri notte... andando alla Mondadori
Dana mi ha regalato un libro di King
che mi mancava


MISERY




TRAMA

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di avere <<eliminato>> Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone, tra terribili servizie, di <<resuscitarla>> in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte...
Un capolavoro dell'horror, un incubo raccapricciante che solo Stephen King poteva concepire.


"In fase di lettura... totale pagine: 383"


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22 aprile 2005

Caro Stephen...

"Caro Stephen...
        chi ti scrive è una tua fanatica lettrice, che ama leggere i tuoi libri. Ma non è di questo che volevo parlati, poiché sicuramente sarai stanco delle frasi <sei bravissimo, un mito, mi piaci, ecc ecc>... quindi questa mia lettera magari sarà diversa da tutte le altre.
Avevo intenzione di scrivere un racconto, come uno dei tuoi... così affascinanti... potrò mai riuscirci?
Avresti mai pensato che un bambino così




sarebbe diventato uno degli scrittori più famosi e ricchi del mondo?
Scriverò... con il mio stile, come scrissi un racconto due anni fa. Ancora lo ricordo piazzato sopra la scrivania, perché mia madre non ha mai amato leggere queste cose. E adesso mi è ritornata la voglia di scrivere, sarà perché il tuo libro (l'ultimo che ho letto) mi ha rilassata (anche se molti non troverebbero i tuoi libri così rilassanti), e sono stata bene nel leggerlo in pochi giorni.
Sì... scriverò...
E nel frattempo ripasso Filosofia per l'amor di Aquila
Sei unico..."


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21 aprile 2005

Stephen King - L' Acchiappasogni



Ho finito di leggere questo libro
Commenti personali

Bello, affascinante, coinvolgente

Ammetto di non amare molto le storie
che trattano di alieni, invasioni e cose di questo tipo
ma questa volta ne sono rimasta soddisfatta
sarà perché l'ha scritto King
sarà perché amo questo scrittore
ma questo libro mi ha dato molte emozioni
Mi son commossa per la morte di Beaver e Pete, nonché
per Duddits e la sofferenza di Roberta

Una storia di ben 667 pagine
divisa in tre capitoli
dove si collegano le diverse storie
che i personaggi affrontano nello stesso tempo.
Voto: 8
Qualcuno mi disse che la fine non era un granché
eppure a me è piaciuta molto
sì ho apprezzato tutto il racconto
Come sempre d'altrone...
Grande King... quale sarà il prossimo libro?


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"Clover inside me"

Questo blog è nato il
12 Dicembre 2004

Ho scritto 680 post

Ho creato il mio primo blog personale.
Da sempre ho scritto e commentato su quello degli altri.
Ma adesso anche io ho un mio diario personale...

Perché The Black Clover?


Perché il quadrifoglio è raro...
il qudrifoglio è fragile, ma la sua purezza può essere
forse apparente a chi non ne ha cura.
Il nero quadrifoglio è il simbolo
del mio stato d'animo di ogni giorno :
fragilità legata all'alterego del mio io...
Come disse Machiavelli,
che per governare bene uno Stato
bisogna essere fragili e duri,
fedeli e non fedeli,
buoni e cattivi,
agnellini e iene...
ma solo quando è utile.
Posso giocare a mio piacimento
con i miei stessi sentimenti se voglio,
posso manovrarli come fili di marionette...
posso odiarli e amarli.
Ma non posso contrastarli sempre...


VOGLIO VOLERE

Ho amato, voluto bene, odiato, detestato, tollerato, inseguito e ancor altro. Ho guardato i verdi quadrifogli ingiallirsi, scurire e diventare infine neri, come il mio Io più profondo, quello che odio mostrare, quello che odio amare, quello che odio e che amo... sempre e mai... Ho seguito i suoi passi, ho calpestato in me la rabbia, ho cacciato via molta della luce ed ho abbracciato un' invisibile verso di libertà. Ho gridato il nome che non esiste, ho scalato cieli infiniti, ma non ho guardato in occhi più profondi, non ho toccato mani più affusolate, non ho abbracciato corpi ancor virili ma ho sognato sognarli, ho pensato di pensarli, ho desiderato di desiderarli... ho desiderato pregi e difetti, ma sol di una figura ancora in ombra... forse mi veglia, forse mi contempla... o forse attende quel passo che mai ho osato fare. Ho suonato le emozioni, cantato le passioni, toccato le frustazioni e gioito della vita, che ancora riserva in me la forza di amare dopo tanto tempo, la forza di guardare più in alto, concedere aiuti e sentirmi ancora amata come un tempo... ed aspetto in scursi colori, in armoniose note malinconiche che toccano leggere nuvole sfumate di rosso, di giallo e colori che ancora paion tanto grigi ai miei occhi e che gli altri ne possano cogliere la vera bellezza...


***





* * * * *



Colleziono manga:

Angel Sanctuary
Card Captor Sakura
Clover
Cortili del cuore
Cowboy Beebop
Cuore di menta
Dylan Dog
Excel Saga
Fruits Basket
Fushigi Yuugi
Guru Guru
Inuyasha
I''s
Kodomo no omocha
Le situazioni di Lui & Lei
Love Hina
Ranma 1/2
Sayuki
Ufo Baby
Video Girl Ai
Yu degli spettri


*_*_*_*_*

STO LEGGENDO

La chiamata dei Tre



di Stephen King

IL MIO RACCONTO

Clover e la casa del Mistero

Prima Parte
Seconda Parte
Terza Parte

* * * * *




State ascoltando
-::-Questa è la mia vita-::-
di Luciano Ligabue

* * * * *
MY EYES


NOME
Daniela

ALIAS
Lela / The Black Clover

ETA'
18

SCUOLA
Liceo Artistico Statale

CITTA'
Catania

E-MAIL/MSN
Lela_Bride@hotmail.it



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di Alexis

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tre temi... riporto qui i due precedenti:

Il primo tema
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Il secondo tema
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Il terzo tema
Le emozioni

Il quarto tema
Metal e società

Il quinto tema
Testi ed emozioni

Il sesto tema
Metal e Rock - Il male nell' Occultismo?

* * * * *





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Viaggio a Firenze
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Auguri Alessiuccia
Gita a Palermo
Gli occhi del drago
Regali di Natale
Sfogo



I PENSIERI DEI MIEI GIORNI
Vivo la vita di ogni giorno
ne godo ogni singolo istante
cospargo la vita di pensieri
ne abbraccio di tristi e felici
ne accolgo di vecchi e nuovi
Voglio viaggiare
Voglio dipingere
Voglio sognare
e all'infinito sperare


UN SEGNO : UN PERCHE'
Bilancia
La vera personalità nata sotto l'influsso della Bilancia è simpatica, attraente, interessante. Normalmente, la Bilancia significa bellezza. Rivelano uno sviluppato senso dell'equilibrio e possiedono un carattere che li rende arbitri del proprio destino. Questo orientamento offre un buon punto di partenza nella vita, ma il farsi strada dipende dalla mente che sta dietro la personalità. La loro indole li porta alla gentilezza, alla comprensione, alla generosità e alla lealtà in circostanze ordinarie. Hanno un carattere emotivamente suscettibile; le loro reazioni variano secondo gli umori del momento; certe volte sono facili all'ira, in altre circostanze sono invece pazienti e sanno sopportare.
L'intuizione in loro è favorita dal vivo desiderio di imparare. Nella loro impazienza di apprendere, comunque, debbono guardarsi dal sorvolare, dal trascurare qualche dettaglio, di secondo piano ma importante. Si mostrano generalmente intelligenti in tutto, tranne che riguardo ai propri sentimenti. Dovrebbero rendersene conto, e far del loro meglio per controllare con maggior prudenza le loro emozioni.
L'immaginazione ha un ruolo importante nella loro vita. Per natura, sono sognatori e trovano un gran piacere a rimuginare idee di relativa importanza.
Un delusione può indurli ad abbandonare un intero progetto. Hanno la facoltà di intuire, il che li mette in grado di comprendere la natura umana.
Possono apparire posati e calmi e invece nascondono la fiamma intensa di una natura appassionata, ma quando le condizioni sono ideali, sono espressivi e aperti. I loro sentimenti in amore possono venire facilmente feriti, ma sopportano molto e si sacrificano volentieri, perché questo dà loro piacere

OROSCOPO CINESE
LEPRE (15/10/1987)

   
 I nati della lepre sono estremamente altruisti e per questo sono molto apprezzati da chi li circonda. In amore sono etremamente romantici e spesso idealizzando il rapporto con il proprio partner.
La lepre per essere a proprio agio deve trovarsi nel proprio ambiente naturale e per questo non ama allontanarsi da casa per lunghi periodi. Molto importante è anche la famiglia e il senso di sicurezza che questa infonde costantemente e che permette ai nati della Lepre di condurre una felice esistenza.
Il loro difetto principale è costituito dal pessimismo di cui sono fortemente afflitti.
La Lepre viene talvolta identificata anche con un altro animale: il Gatto

* * * * *

STEPHEN KING



Non è solo uno scrittore il nostro caro
"Re dell' Horror"
Stephen suscita me una curiosità
mai sbocciata fuori in altre occasioni.
Qualcuno pensa che per scrivere quelle storie
deve avere qualcosa di macabro
nella vita reale... non deve avere tutte
le rotelle apposto!
Invece non è così...
il nostro amato King vive in una casa presso il Maine
ama le gite in canoa, la chitarra e
il videoregistratore
Mentre scrive i suoi "romanzi"
ascolta Rock and Roll
e si dice che sia uno degli uomini
più sereni di questo mondo!!!

* * * * *

SE FOSSI...

Un mese :
Ottobre, il clima mite
Un giorno della settimana :
Il venerdì
Un orario del giorno :
La notte fonda
Un pianeta :
Nettuno
Un animale marino :
Una foca
Una direzione :
Avanti
Un articolo di arredamento :
Un letto ad una piazza e mezzo
Un peccato :
L' ira
Un personaggio storico :
Nelson
Un liquido :
Il thé alla pesca
Un albero :
Il pesco
Un uccello :
Il falco
Un fiore :
Un fiore di pesco
Un evento atmosferico :
La pioggia
Una creatura mitologica :
L' unicorno
Uno strumento :
Una chitarra elettrica
Un animale :
Un panda
Un colore :
Il verde
Un' emozione :
La sorpresa
Una verdura :
La lattuga
Un suono:
La chitarra
Un elemento :
L' aria
Una macchina :
Una macchina antica
Una canzone:
For You dei My Dying Bride
Un film:
City of Angels
Un libro :
L' incendiaria di King
Un manga :
Clover di Ai Yazawa
Un cibo :
La pasta
Una città :
Firenze
Un materiale :
Il legno
Un sapore :
Di pesca
Un profumo :
Muschio bianco
Una parola :
Ti voglio bene
Un oggetto :
La scatola dei ricordi
Una parte del corpo :
Gli occhi
Un' espressione del viso :
Uno sguardo serio
Una materia scolastica :
Pittura
Un personaggio di un cartone animato :
Luce di Rayearth
Un personaggio di un romanzo :
Trisha de "La bambina che amava Tom Gordon"








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